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Il guest posting è una delle strategie più efficaci nel mondo del digital marketing per aumentare la propria visibilità online. Questa pratica consiste nello scrivere articoli o contenuti per blog e siti web di terzi, ottenendo in cambio una maggiore visibilità, eventuali link verso il proprio sito e la possibilità di posizionarsi come esperti del proprio settore.

Per scrivere un buon guest post è necessario conoscere la piattaforma sulla quale sarà pubblicato, poiché bisogna mantenere lo stile e il tone of voice per realizzare un contenuto coerente, ma anche il pubblico di riferimento. I contenuti devono essere originali, pertinenti e di qualità, e soprattutto non devono essere autoreferenziali o autopromozionali.

Nei successivi paragrafi analizziamo cos’è un guest post, come trovare nuove collaborazioni, cosa valutare prima di inviare una proposta e come scrivere un contenuto efficace.

A cosa servono i guest post

Partiamo dal significato di guest post, che può essere tradotto con articolo ospite. Sono infatti contenuti scritti da un autore e pubblicati su un sito web o su un blog di qualcun altro. Questa pratica, nota anche col nome di guest blogging, serve principalmente ad aumentare la propria visibilità online. Pubblicare su altri, ancora meglio se autorevoli, consente di raggiungere e ampliare un nuovo pubblico e rafforzare la brand awareness.

I guest post spesso includono backlink al proprio sito, contribuendo a migliorare il posizionamento e rendendolo più facilmente raggiungibile sui motori di ricerca. Il guest blogging consente di fare rete, poiché dà l’opportunità di connettersi con altri blogger, influencer e professionisti del settore, con i quali avviare eventualmente collaborazioni durature nel tempo. Scrivere guest post di qualità su argomenti rilevanti può aiutare a consolidare la propria reputazione come esperto del settore.

Guest posting: cos’è, come fare e consigli

Come trovare blog che accettano guest post

Una volta capito cosa sono i guest post, c’è da porsi una domanda: come trovare un blog che li accetti? Uno dei modi più semplici è fare la ricerca online su Google con parole chiave specifiche come: “nome del settore + guest post” o “nome del settore + scrivi per noi”. Si possono anche esplorare le pagine “Risorse” o “Collaborazioni” dei siti pertinenti che potrebbero avere opportunità di guest posting. Oppure si possono controllare i risultati su piattaforme come Google News per trovare siti di notizie o riviste che potrebbero accettare nuovi guest post.

Un’altra buona strategia è quella di utilizzare i social media, esplorando gruppi e forum online relativi al proprio settore per trovare blog che cercano guest blogger. Sarebbe una buona idea anche contattare altri blogger o esperti del settore, chiedendo loro se conoscono siti che accettano guest post. Infine un altro metodo efficace è analizzare i concorrenti, utilizzando strumenti e analisi di backlink per scoprire su quali siti hanno pubblicato i loro guest post.

Cosa valutare prima di inviare una proposta

Prima di inviare una proposta per un guestpost, bisogna fare le seguenti valutazioni:

  • pertinenza del sito: il sito deve essere realmente rilevante e pertinente rispetto al contenuto che si andrà a pubblicare. Bisogna esaminare le categorie, la homepage e i contenuti pubblicati per verificare la coerenza tematica. Ad esempio, se il proprio settore è l’hosting WordPress, è opportuno scegliere un sito che tratta di web hosting o strumenti per blogger. Inoltre bisogna valutare se il pubblico sia affine al proprio target di riferimento. Non avrebbe senso pubblicare un guest post di software gestionali per negozi d’abbigliamento, per quanto ben scritto, su un sito che tratta di scommesse sportive online;
  • contenuto del guest post: l’articolo deve essere unico, originale e di qualità, cioè ben scritto grammaticalmente, con uno stile chiaro e ben ottimizzato in chiave SEO. Il guest post deve fornire un reale valore aggiunto al sito ospitante e ai suoi lettori. Bisogna quindi offrire informazioni davvero utili e pertinenti al contesto dove è stato inserito il contenuto, consigli pratici e nuove prospettive sull’argomento trattato;
  • linee guida e istruzioni: prima di inviare la propria proposta, è consigliabile prestare attenzione alle linee guida del sito per i guest post. Alcuni siti infatti prevedono requisiti specifici per la lunghezza del testo, il tipo di immagini da inserire, le keyword da utilizzare e altro ancora. È opportuno anche seguire le istruzioni per l’invio della proposta e del contenuto.

Come proporsi

Proporsi per siti che accettano un guest post SEO richiede un approccio professionale e ben studiato. Come già specificato, è fondamentale fare una ricerca mirata per individuare i blog o le piattaforme che siano realmente attinenti al proprio settore e che offrano un pubblico di interesse. Dopo aver individuato i siti giusti, è consigliabile leggere alcuni dei loro contenuti e familiarizzare con lo stile editoriale. Così facendo risulterà anche più facile personalizzare la proposta e aumentare le possibilità di una risposta positiva.

L’email di presentazione deve essere concisa e senza fronzoli, ma professionale. Dopo una breve presentazione, bisogna spiegare perché si è scelto proprio quel sito per collaborare e poi proporre alcune idee di argomenti che potrebbero essere utili per i loro lettori. È fondamentale dimostrare di conoscere il blog e comprendere i bisogni e le preferenze del loro pubblico. Può essere utile anche citare articoli propri già pubblicati, dimostrando la propria capacità come autore. In generale mantenere un approccio cordiale e disponibile è sempre propedeutico per avviare una relazione positiva e duratura.

Scrivere un guest post efficace: stile, tono e formattazione

Per scrivere un SEO guest posting efficace, è fondamentale adottare uno stile, un tono e una formattazione adeguati al sito ospitante. Gli aspetti chiave da considerare sono:

  • Stile: dopo aver analizzato il blog che ospiterà il contenuto, bisogna adattare lo stile ai contenuti già pubblicati. Il testo deve essere chiaro e facilmente comprensibile, senza appesantirlo troppo con espressioni complesse o giri di parole inutili. Da evitare anche eccessivi tecnicismi, a meno che il sito non sia rivolto ad un pubblico altamente specializzato in quello specifico argomento. Il contenuto in generale deve essere finalizzato a fornire valore, consigli e informazioni utili per i lettori;
  • Tono: il tono deve essere sempre coerente con il pubblico di riferimento: professionale se il contenuto è rivolto ad aziende, più fresco e colloquiale se il target è ampio e informale. È sempre meglio evitare l’eccessiva promozione personale, preferendo la condivisione naturale di competenze e soluzioni pratiche. Il tono deve essere coinvolgente e positivo, in grado di stimolare dialogo e curiosità;
  • Formattazione: il testo deve essere diviso in paragrafi brevi, con l’utilizzo di titoli e sottotitoli per rendere più fluida la lettura. È preferibile inserire elenchi puntati o numerati per ordinare i concetti ed evitare i cosiddetti “muri di parole” che fanno scappare il lettore. Se possibile, è opportuno integrare immagini, grafici o link utili per approfondire i singoli punti.

Seguendo queste linee guida, il guest post risulterà più professionale, chiaro e apprezzato dalla community del sito ospitante e si terrà una porta aperta per eventuali collaborazioni future.

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SEO per siti in più lingue – best practice https://www.vhosting.com/blog/seo-per-siti-in-piu-lingue-best-practice/ Wed, 30 Jul 2025 19:00:36 +0000 https://www.vhosting.com/?p=21479 SEO per siti in più lingue – best practice

Un’impresa attiva a livello nazionale decide di espandere il proprio business e di aprirsi al mercato internazionale. Per farsi conoscere, vuole trasformare il proprio sito web in un sito in più lingue. Facendo affidamento sull’ottimo posizionamento già raggiunto nei motori di ricerca, decide di limitarsi all’inserimento di un selettore di lingua e di ricorrere alla traduzione automatica dei contenuti. Questa scelta, purtroppo, oltre a non permetterle di raggiungere gli obiettivi stabiliti, penalizza il sito e fa perdere posizioni in SERP anche alle pagina in precedenza ben posizionate.

I siti in più lingue sono essenziali per aziende e professionisti che vogliono raggiungere clienti in tutto il mondo o, più semplicemente, intercettare le minoranze linguistiche di una specifica area geografica. Quando però vengono realizzati in modo superficiale, senza che sia posta la dovuta attenzione a fattori come l’organizzazione, l‘adeguatezza dei link, la revisione dei contenuti, la chiarezza degli URL, perdono efficacia e possono causare non pochi problemi, arrivando addirittura rovinare tutto il lavoro fatto in precedenza. Questo avviene sia a causa della mancata aderenza ai reali bisogni degli utenti sia per via di problemi legati alla SEO o, più esattamente, alla SEO multilingue. Questa guida focalizza l’attenzione in modo specifico su questo secondo problema.

Di seguito verranno presentate una serie di best practice utili per ottimizzare il posizionamento sui motori di ricerca di siti web, eCommerce, blog in più lingue e farsi trovare dal target desiderato.

Che cos’è la SEO multilingue

La SEO multilingue è quel ramo della Search Engine Optimization finalizzato a migliorare il posizionamento dei contenuti in più lingue di siti web, eCommerce, blog sui motori di ricerca a livello locale, nazionale o internazionale, a seconda del mercato e del target di riferimento.

Proprio come la SEO tradizionale, anche quella per i siti in più lingue, per posizionare bene pagine e contenuti, tenere conto di fattori come la reputazione del sito, la capacità di attrarre e trattenere utenti, la qualità e pertinenza dei contenuti, il risultato dei rilevamenti dei bot, la velocità di caricamento delle pagine. Per dare dei buoni risultati, richiede però l’applicazione di strategie mirate.

SEO per siti in più lingue: che cosa tenere presente

Perché l’ipotetica impresa dell’esempio iniziale, pur partendo da un sito web mono lingua basato su un’efficace strategia SEO, non è riuscita a raggiungere i propri obiettivi di posizionamento in più lingue? Il motivo è semplice: ha scelto la strada più rapida e semplice per portare subito online pagine tradotte, senza tenere conto dei tanti elementi che, in un contesto multilingue, fanno la differenza.

Sebbene possa sembrare la scelta migliore, la semplice traduzione di pagine, articoli, schede prodotto e di qualsiasi altro contenuto presente su un sito non riesce, nella maggior parte dei casi, né a soddisfare gli intenti di ricerca degli utenti né ad assicurare un ranking favorevole e garantire un buon posizionamento sui motori di ricerca. I problemi principali sono dati:

  • dai contenuti: per quanto riguarda gli utenti, a causa delle differenze culturali e non solo, i contenuti possono funzionare bene in una certa lingua o in certe nazioni e funzionare male in altre lingue o altri Paesi. Per ciò che concerne i motori di ricerca, in mancanza delle giuste strategie, potrebbe verificarsi un rilevamento di contenuti duplicati;

  • dalle parole chiave: proprio come i contenuti, anche le parole chiave possono performare bene in una lingua, permettendo di raggiungere il target scelto, e male in un’altra. Oltre a questo, anche quando una parola chiave risulta idonea alla strategia SEO di diverse lingue, la sua traduzione letterale potrebbe risultare scorretta o comunque poco idonea al nuovo contesto;

  • dai link interni ed esterni: per posizionare bene un sito e offrire collegamenti utili ad approfondire gli argomenti trattati, non è sufficiente tradurre gli anchor text, lasciando invariate le pagine linkate. Gli utenti finirebbero infatti per essere indirizzati verso siti, pagine, articoli scritti scritti in una lingua diversa da quella da loro conosciuta o preferita;

  • dalla struttura degli URL: gli URL rivestono un ruolo molto rilievo nelle strategie SEO. Quando sono poco chiari o non differenziati in modo corretto, rendono più difficile il compito dei bot e riducono le possibilità di ottenere un buon posizionamento per tutte versioni del sito;

  • dai metadati: tra i problemi più comuni che possono rendere difficile o impedire il buon posizionamento dei siti in lingue diverse rientra la loro mancata o scorretta traduzione.

Questi problemi possono essere affrontati e superati ricorrendo a buone pratiche relative alla corretta gestione delle traduzioni, dei link, delle strutture degli URL, della sitemap, alla ricerca delle parole chiave più performanti, alla scelta dei contenuti, all’uso dell’hreflang.

SEO per siti multilingua: i passaggi preliminari

Affinché le strategie SEO multilingua risultino davvero efficaci, è necessario, ancora prima di mettere mano al sito, dedicare il giusto tempo all’analisi del nuovo pubblico di riferimento, delineando correttamente le caratteristiche del target da raggiungere e del contesto culturale. Questo passaggio è fondamentale in quanto ogni comunità ha esigenze, aspettative, obiettivi, gusti, necessità, modi di esprimersi propri, che influiscono in modo diretto sulla scelta dei contenuti da proporre, del tono da utilizzare, dello stile. Comprendendo tali differenze, si sarà in grado di proporre contenuti mirati, fondamentali per attrarre gli utenti, mantenerli a lungo sul sito e migliorare il posizionamento.

In presenza di un sito mono lingua già attivo e ben posizionato, dopo aver definito il profilo dei nuovi utenti, è necessario analizzare con attenzione e in modo oggettivo tutti i contenuti presenti e individuare i contenuti che:

  • con le giuste modifiche culturali e lessicali possono portare valore anche al nuovo pubblico: questi testi possono essere tradotti, modificati e inseriti nella nuova versione del sito

  • non presentano elementi di interesse per il nuovo pubblico: questi testi possono essere mantenuti nella versione originale del sit, ma devono essere esclusi da quella nuova e sostituiti con materiale più idoneo.

Le migliori pratiche SEO per i siti multilingua

La keyword research

Arrivati a questo punto si possiedono tutte le informazioni indispensabili per dare inizio all’implementazione del sito multilingua e, soprattutto, alla sua ottimizzazione per i motori di ricerca. La prima best practice SEO che si può mettere in atto riguarda la ricerca delle parole chiave.

Sebbene in alcuni casi chi dispone già di un sito mono lingua ben posizionato possa limitarsi a tradurre quelle in uso, in molti altri questo non sarà sufficiente. Target e contesto culturale potrebbero infatti rendere più efficaci particolari varianti della stessa parola chiave – dunque non traduzioni letterali – oppure keyword del tutto diverse. In questo secondo caso, si dovrebbe naturalmente procedere anche con la stesura di contenuti totalmente nuovi e mirati.

Per ottenere buoni risultati e fare in modo che ogni variante linguistica del sito si posizioni nel modo desiderato per parole chiave davvero utili, bisogna individuare quelle che:

  • rientrano tra le più popolari e ricercate nelle diverse lingue e/o nei diversi Paesi per i quali si desidera ottenere visibilità e posizionamento

  • siano in linea con i contenuti del sito, i prodotti o i servizi offerti e via dicendo.

La ricerca delle parole chiave può essere effettuata ricorrendo a strumenti dedicati che permettono di filtrare i risultati per lingua e nazione, così da ottenere risultati mirati e pertinenti.

Gestire correttamente le traduzioni

Per creare un sito multilingua davvero efficace e in grado di posizionarsi bene in tutte le lingue desiderate, è importante evitare le traduzioni letterali e modificare, quando necessario al fine di adeguare i testi alle aspettative e alle abitudini linguistiche e culturali del pubblico in target, unità di misura, formati delle date e degli orari, riferimenti culturali e via dicendo. Oltre a questo, è importante ricordare che non è sufficiente riscrivere nella nuova lingua i titoli e i testi di articoli, pagine di presentazione, landing page, schede prodotto. La traduzione deve essere integrale e riguardare anche tutti gli elementi del sito, dai menù ai moduli di contatto, passando per gli alt delle immagini, le etichette e via dicendo. In questo modo si riusciranno ad adattare al nuovo target tanto i testi quanto l’interfaccia del sito e si potrà garantire una buona user experience, favorita da facilità di navigazione, accessibilità e coerenza. Tutti questi fattori possono aiutare a trattenere i visitatori sul sito e a migliorarne il posizionamento; la coerenza inoltre, è utile ricordarlo, gioca un ruolo chiave nella SEO multilingue, in quanto facilita il lavoro dei bot e aumenta le probabilità di ottenere buoni posizionamenti.

Tra gli elementi da tradurre, ottimizzare e adattare al nuovo contesto culturale rientrano anche i metadati, in particolare i tag title e le meta description. Utili per definire il modo in cui le pagine del sito verranno mostrate nei motori di ricerca, permettono, da un lato, di fornire ai bot informazioni aggiuntive circa il contesto e, dall’altro, se ben strutturati e sufficientemente accattivanti, di ottenere un numero maggiore di visite.

Per quanto riguarda le modalità di traduzione, è possibile sia affidarsi a dei traduttori professionisti sia ricorrere a strumenti per la traduzione automatica, tradizionali o basati sull’intelligenza artificiale. Questa seconda opzione, più rapida ed economica, necessita di qualche precauzione in più prima della messa online dei testi e degli elementi tradotti. Fondamentale effettuare un’attenta rilettura, controllare la correttezza grammaticale, sintattica e lessicale, valutare i riferimenti culturali e apportare manualmente, laddove necessario, le opportune modifiche.

Creare collegamenti efficaci

I link, ossia i collegamenti ipertestuali, costituiscono l’ossatura del web e giocano un ruolo molto importante nella SEO, sia tradizionale sia multilingua. Utili per aiutare gli utenti a trovare informazioni aggiuntive o a raggiungere le pagine e i contenuti di loro interesse, permettono ai motori di ricerca di comprendere la struttura del sito (link interni) e di valutarne l’autorevolezza (link in entrata).

Nel momento in cui si crea un sito multilingua ex novo o si decide di ampliare il target di uno già online, aggiungendo versioni in più lingue, è indispensabile prestare attenzione ai link e fare in modo che:

  • i link interni e quelli in uscita rimandino a contenuti utili e pertinenti, scritti nella stessa lingua della pagina di partenza. Evitare, ad esempio, di collegare un articolo di blog scritto in inglese a un prodotto con descrizione e caratteristiche scritte in italiano

  • I link in entrata provengano da siti autorevoli, pertinenti e preferibilmente scritti nella medesima lingua.

Ottimizzare la struttura degli URL

URL ben strutturati forniscono ai motori di ricerca importanti informazioni e li aiutano a comprendere, indicizzare e assegnare un posizionamento alle pagine del sito. Nel caso dei siti in più lingue, devono, tra le altre cose, far capire in modo chiaro ai bot per quale lingua e/o nazioni devono essere indicizzati.

Per ottimizzare in tal senso la struttura degli URL di un sito multilingua si può ricorrere a una delle seguenti opzioni:

  • usare delle sottocartelle: questa soluzione prevede la creazione, all’interno del dominio principale, di diverse cartelle, ognuna destinata ad accogliere tutto il materiale relativo a una specifica versione del sito multilingua. In questo caso, l’URL sarà composto dal dominio principale seguito da uno slash e dal nome della cartella relativa alla lingua o nazione selezionata. Se ad esempio l’URL della home page del sito fosse “www.sitoesempio.com”, utilizzando le sottocartelle si potrebbe “www.sitoesempio.com/fr” per la homepage della versione in francese, “www.sitoesempio.com/en” per quella in inglese e così via. Per comodità e chiarezza, ma soprattutto per aiutare i motori di ricerca, è consigliabile utilizzare, come nomi delle cartelle, i codici di due lettere relativi alle lingue, facendo riferimento al formato ISO 639-1.

  • ricorrere ai sottodomini: questo metodo, attivabile tramite l’acquisto di domini di terzo livello, permette di identificare le versioni del sito in più lingue tramite i nomi a essi assegnati. Questi risultano posizionati all’inizio dell’URL, prima del dominio di secondo livello. Riprendendo l’esempio precedente e utilizzando sempre i codici delle lingue, si potrebbe avere “fr.sitoesempio.com” per la homepage francese, “en.sitoesempio.com” per quella inglese e via dicendo;

  • acquistare domini separati: terzo metodo per ottimizzare la struttura degli URL, consiste nell’acquistare un domino per ogni versione linguistica o nazionale del sito e permette, a seconda della strategia scelta, di differenziare il dominio di secondo livello o, meglio ancora, quello di primo livello. In questo secondo caso, è possibile scegliere per ogni versione il ccTLD (Country Code Top Level Domain) più idoneo e avere, al posto di “www.sitoesempio.com” seguito o preceduto dal codice paese, URL più puliti e ordinati come “www.sitoesempio.fr”, “www.sitoesempio.de”, “www.sitoesempio.it”, “www.sitoesempio.en” eccetera.

Sconsigliato è invece l’uso di parametri come “?lang=” o “?language=“ seguiti dal codice della lingua o della nazione. Oltre a rendere l’URL meno leggibile, possono causare problemi di indicizzazione e di contenuti duplicati.

Ognuna delle soluzioni indicate offre vantaggi e svantaggi ben precisi, e risulta preferibile in situazioni diverse. In particolare, il metodo delle sottocartelle, semplice da attuare e più economico rispetto agli altri due, permette di sfruttare l’autorevolezza del dominio principale e di indicizzare rapidamente i contenuti, ma offre un segnale di geolocalizzazione piuttosto debole. Per questo motivo, risulta la scelta migliore in caso di siti multilingua che propongono i medesimi contenuti tradotti in più lingue (e adattati al contesto culturale), mentre è meno efficace in caso di progetti di internazionalizzazione che puntano non solo sulle varianti linguistiche, ma anche sulla forte diversificazione dei contenuti in diversi Paesi.

I sottodomini e i domini separati hanno costi maggiori e devono costruire da zero la propria autorità; nonostante questo, dato il più elevato segnale di geolocalizzazione trasmesso ai motori di ricerca e la netta separazione tra i siti, risultano più idonei per la SEO di progetti di internazionalizzazione che puntano su una netta diversificazione tra le diverse versioni linguistiche e nazionali. I domini di primo livello, in particolare, presentano la struttura migliore e, abbinati a sottocartelle o sottodomini, consentono di differenziare in modo chiaro e ben definito non solo le diverse versioni del sito in più lingue, ma anche le varianti linguistiche dei siti multilingua destinati ai diversi Paesi.

Usare l’hreflang

Hreflang” è un attributo che segnala ai motori di ricerca le diverse versioni linguistiche e, quando applicato, nazionali di una pagina. Il suo corretto utilizzo permette di mostrare agli utenti che parlano una determinata lingua o che si connettono da una specifica area geografica la versione corretta del sito. Oltre a questo, evita che i bot interpretino le pagine tradotte come contenuti duplicati e applichino delle penalizzazioni di posizionamento o, nel peggiore dei casi, non li indicizzino.

A seconda dei casi, può essere inserito:

  • nell’head delle pagine HTML, come attributo del tag <link>: soluzione più comune e diffusa, è interpretata correttamente da tutti i motori di ricerca e risulta preferibile per siti di piccole o medie dimensioni. La struttura del codice è la seguente:

<head>

<link rel=“alternate” href=“URL-versione-in-lingua” hreflang=“codice-lingua/codice-nazione” />

…

</head>

URL-versione-in-lingua” deve essere sostituito dall’indirizzo della pagina in lingua, ad esempio “www.sitoesempio.com/fr”, e “codice-lingua/codice-nazione” dai codici standardizzati ISO 639-1 (per le lingue, da inserire obbligatoriamente) e ISO 3166-1 Alpha 2 (per le nazioni e da inserire solo quando necessario);

  • nella sezione <url> della sitemap, dopo il tag <loc> e come attributo dell’elemento <xhtml:link>: questa opzione, ideale quando si gestiscono siti di grandi dimensioni composti da migliaia di pagine o tradotti in numerose lingue, aiuta a ridurre gli errori di codifica. Questa la struttura:

<url>

<loc>url-pagina-di-riferimento</loc>

<xhtml:link rel=“alternate” href=“URL-versione-in-lingua” hreflang=“codice-lingua/codice-nazione”>

…

</url>
  • nell’intestazione HTTP, all’interno del campo “Link”: questa è la scelta preferite quando si forniscono contenuti e risorse statiche non HTML come le immagini, i PDF, i video, nonché ogni qualvolta non si abbia la possibilità di intervenire direttamente sul codice HTML o sulla sitemap. La trattura da seguire è questa:

Link: <https://URL-versione-in-lingua>; rel=“alternate”; hreflang=“codice-lingua/codice-nazione”.

Sebbene, come si può vedere, i codici varino leggermente a seconda del metodo scelto, tre elementi sono sempre presenti:

  • l’attributo rel=“alternate”

  • l’indicazione dell’URL della pagina in lingua che si intende segnalare ai bot, inserito come valore di “href” (nel codice HTML e nella sitemap) o preceduto da”https://” (nell’intestazione HTTP)

  • i codici standardizzati della lingua (obbligatorio) e della nazione (facoltativo), inseriti come valori di “hreflang”.

Per una strategia SEO ottimale, è necessario inserire tanti hreflang quante sono le versioni del contenuto in lingua e/o nazionali che si desidera segnalare ai motori di ricerca. Dunque, per fare un semplice esempio, se la pagina “www.sitoesempio.it/chi-siamo” fosse disponibile anche in una versione francese, in due versioni inglesi, una destinata agli utenti del Regno Unito e una a quelli degli USA, e in due versioni spagnole, una per gli utenti della Spagna e uno per i madrelingua spagnoli residenti negli Stati Uniti d’America, il codice da inserire nell’HTML sarebbe il seguente:

<head>

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.it/chi-siamo” hreflang=“it” />

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.fr/qui-sommes-nous” hreflang=“fr” />

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.uk/about-us ” hreflang=“en/GB” />

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.us/en/about-us” hreflang=“en/US” />

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.us/es/quem-somos” hreflang=“es/US” />

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.es/quem-somos” hreflang=“es/ES” />

</head>

Come si può notare, tra gli hreflang è inclusa anche la pagina che ospita il codice.

Questa lista deve essere inserita in tutte le versioni linguistiche e nazionali di ogni pagina.

Nel caso in cui fosse stata creata anche una versione neutra, da mostrare in assenza di una specifica per lingua o nazione, si potrà inserire, al termine della lista, il seguente codice:

<link rel=“alternate” href=“www.sitoesempio.com” hreflang=“x-default” />

Ottimizzare le sitemap

Le sitemap, se strutturate correttamente, aiutano i motori di ricerca a navigare il sito, analizzarlo, comprenderlo e individuare le diverse versioni linguistiche e nazionali.

Per ottimizzarle, oltre a inserire i già citati hreflang, è possibile raggruppare tutti gli URL in base alla lingua e/o alla nazione a cui sono destinati e realizzare mappe separate per ogni versione linguistica e/o nazionale. Quest’ultimo passaggio è utile in particolare per i siti web composti da molte pagine.

Tra le altre buone pratiche riguardano quelle tipiche per una corretta gestione delle sistema, ossia:

  • l’aggiornamento regolare, fondamentale per segnalare rapidamente ai bot dei motori di ricerca cambiamenti riguardanti l’aggiunta, la modifica, l’eliminazione di URL per una o più lingue

  • lassegnazione di priorità agli URL, da definire in base a fattori come la frequenza di aggiornamento e la rilevanza

  • linvio ai principali motori di ricerca.

Ottimizzare l’esperienza utente con il selettore di lingua

Il selettore multilingua è un elemento che non dovrebbe mai mancare nei siti in più lingue. Indispensabile per garantire una buona user experience, permette agli utenti di visualizzare i testi nella lingua a loro più nota e di spostarsi tra le varie versioni nazionali del sito, così da usufruire dei contenuti a loro dedicati. Questi fattori, aiutando ad aumentare i tempi di permanenza sul sito e a favorire il ritorno dei visitatori, incidono sul posizionamento e rendono a tutti gli effetti il corretto inserimento del selettore una best practice SEO.

Per ottenere buoni risultati è consigliabile:

  • collocare i selettori in punti ben visibili delle pagine del sito, preferibilmente nell’header o in un’area fissa che rimanga sempre visibile;

  • evitare l’uso esclusivo delle bandiere, le quali, identificando i Paesi e non le lingue, potrebbero generare confusione, soprattutto in caso di siti multilingua con più versioni linguistiche per ogni nazione;

  • utilizzare etichette testuali, utilizzando i codici ISO standardizzati oppure in nome della lingua nella sua versione nativa, ossia “italiano” per indirizzare gli utenti verso il sito in lingua italiana, “Español” indirizzarli verso il sito in spagnolo, “Deutsch” per quello in tedesco e così via.

Indispensabile inoltre puntare su soluzioni accessibili che rispettino gli standard WCAG.

Rispettare le norme locali

Per posizionare bene i siti in più lingue è necessario prendere in considerazione anche le norme locali. In particolare, per non avere problemi e supportare al meglio la strategia SEO, bisogna tenere conto di normative e regolamenti relativi:

  • alla privacy

  • al trattamento e protezione dei dati

  • ai requisiti minimi di accessibilità

  • alla vendita di prodotti

  • alle pubblicità e ai contenuti che è possibile condividere, in particolare quando si trattano argomenti particolari come quelli medici o finanziari.

SEO dei siti in più lingue con WordPress: i migliori plugin

Per applicare le principali best practice SEO ai siti multilingue realizzati con WordPress, è possibile ricorrere a una serie di ottimi plugin gratuiti o a pagamento, tra i quali spiccano WPML, Polylang e TranslatePress.

Progettati per aiutare a creare, gestire e organizzare siti multilingua in modo rapido e senza competenze tecniche, sono compatibili e integrabili con SEO plugin come Yoast o RankMath e mettono a disposizione funzioni utili anche per l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Tali funzioni variano a seconda dello strumento scelto e vanno dalla traduzione automatica di tutti gli elementi del sito all’ottimizzazione degli URL.

WPML

SEO per siti in più lingue – best practice

WPML è uno dei plugin più completi per la creazione e gestione dei siti in più lingue, nonché per l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Disponibile esclusivamente a pagamento, è compatibile con i principali plugin SEO e consente di:

  • tradurre ogni elemento del sito in modo automatico o ricorrendo a traduttori professionisti

  • ottimizzare gli URL scegliendo se dividere i contenuti nelle diverse lingue ricorrendo a cartelle virtuali, domini o sottodomini, o ai parametri

  • inserire automaticamente gli hreflang

  • aggiungere al sito web un menù o delle icone per la scelta della lingua.

Si tratta della soluzione perfetta per chi è in cerca di uno strumento professionale, semplice da utilizzare e in grado di supportare in modo ottimale la strategia SEO multilingua.

Polylang

Polylang è un plugin per siti multilingua di facile utilizzo che mette a disposizione, anche nella versione gratuita, tutte le funzioni necessarie per:

  • tradurre i contenuti e tutti gli elementi del sito, comprese le tassonomie, i tipi di post personalizzati, i feed RSS, i menù e i widget classici

  • ottimizzare gli URL ricorrendo ai parametri oppure a domini e sottodomini

  • aggiungere un selettore della lingua tramite widget o voce di menù.

Compatibile con Yoast, può essere installato dalla dashboard di WordPress, andando su “Plugin / Aggiungi plugin” e premendo “Installa” e poi “Attiva”.

SEO per siti in più lingue – best practice

Terminata l’installazione, premere “Esegui la configurazione guidata” per configurare subito le impostazioni base del sito multilingua.

SEO per siti in più lingue – best practice

I passaggi della configurazione guidata consentono di:

  • aggiungere le lingue che verranno utilizzate: scegliere le lingue dal menù a tendina “Seleziona una lingua da aggiungere”, premere “+ Aggiungi nuova lingua” per aggiungerle alla lista e, quando si è terminato, cliccare su “Continua”.

SEO per siti in più lingue – best practice

Come si può vedere, ogni lingua è affiancata dai codici ISO identificativi della lingua e della nazione, fondamentali per una corretta strategia SEO;

  • attivare la traduzione dei media: quando attiva, questa funzione traduce i testi allegati a immagini e video, ossia testi alternativi, descrizioni e titoli;

SEO per siti in più lingue – best practice

  • scegliere la lingua da assegnare di default agli articoli, alle pagine e alle tassonomie a cui non ne è ancora stata assegnata alcuna.

SEO per siti in più lingue – best practice

Terminati questi passaggi preliminari, si può tornare alla bacheca di WP (click sul pulsante “Torna alla Bacheca”) e procedere, oltre che con la creazione dei menu in ogni lingua e la traduzione dei contenuti, con alcune operazioni fondamentali per la SEO, ossia:

  • la modifica degli URL: per procedere, andare su “Lingue / Impostazioni” e cliccare “Impostazioni” in corrispondenza di “Modifiche dell’URL”.

SEO per siti in più lingue – best practice

Scegliere quindi se ottimizzare gli URL ricorrendo alle sottocartelle, ai sottodomini o ai domini e personalizzare le altre opzioni disponibili in base alle proprie preferenze. Per finire, cliccare “Salva le modifiche”;

  • l’aggiunta dei selettori di lingua: andare su “Aspetto / Menu”, spuntare la casella di fianco a “Lingue” e premere “Aggiungi menu”

SEO per siti in più lingue – best practice

Fatto questo, espandere la voce “Selettore di lingua” e scegliere il metodo o i metodi di visualizzazione preferiti.

SEO per siti in più lingue – best practice

Per finire, premere il pulsante “Salva menu”.

Se il tema in uso lo permette, è possibile inserire il selezionatore in un menu diverso da quello principale.

Dato che Polylang è perfettamente compatibile con Yoast, anche l’ottimizzazione dei metadati dei contenuti in più lingue risulta semplicissima. Per procedere, non si deve fare altro che accedere all’articolo o alla pagina da ottimizzare – o creare un nuovo contenuto -, visualizzare, nella barra laterale destra, le opzioni dell’articolo o della pagina, scorrere fino a “Lingue” e selezionare la lingua da ottimizzare.

SEO per siti in più lingue – best practice

Fatto questo, scorrere la schermata verso il basso, fino a visualizzare le impostazioni di Yoast, e personalizzare “Titolo SEO”, “Slug” e “Meta descrizione”.

TranslatePress

Altro plugin utile per supportare le strategie SEO dei siti WordPress in più lingue, TranslatePress è compatibile con la maggior parte dei temi e dei plugin e permette di tradurre rapidamente e direttamente dal front-end tutti gli elementi del sito, compresi i moduli di contatto e gli elementi dei page builder, gli shortcode. Oltre a questo, consente di posizionare il selettore di lingua non solo nel menu, ma, ricorrendo a uno shortcode, in qualsiasi punto della pagina.

La versione gratuita offre poche funzioni a supporto della SEO multilingua; per ottenere qualcosa in più, è necessario passare alla versione premium, la quale include numerosi add-on pensati per migliorarla. Tra questi rientrano il SEO Pack, l’Extra Language (la versione gratuita consente di affiancare, alla versione di default, una sola versione in altra lingua) e il TranslatePressAI.

Se si desidera provare la versione gratuita di questo plugin, installarlo come di consueto dalla dashboard di WordPress (“Plugin / Aggiungi plugin”).

SEO per siti in più lingue – best practice

Dopo l’attivazione, andare su “Impostazioni / TranslatePress” per iniziare subito a personalizzare il sito in più lingue e ottimizzarlo per i motori di ricerca. Tra le operazioni che può risultare utile effettuare rientrano:

  • la personalizzazione dello slug della lingua: TranslatePress aggiunge un identificatore della lingua nell’URL, senza creare sottocartelle fisiche e senza permettere di impostare metodi alternativi. È comunque possibile modificare lo slug, il quale di defaault è costituito dal codice lingua, in modo tale da adattarlo alla strategia SEO. Questa modifica può essere effettuata nella scheda “Generale”, nella sezione “Website Language”, in corrispondenza di “Slug”

SEO per siti in più lingue – best practice

  • i tipi di selettori lingua a utilizzare: questo plugin consente di inserire il selettore lingua tramite shortcode, voce di menu o selezione della lingua fluttuante. Per ognuna di queste modalità, è possibile impostare il metodo di visualizzazione preferito, scegliendo tra nome intero, nome breve, solo bandiera, bandiera affiancata dal nome intero o dal nome breve. per modificare queste impostazioni, rimanere nella scheda “Generale”, scorrere la schermata verso il basso, fino a “Selettore di lingua” e scegliere le impostazioni desiderate.

SEO per siti in più lingue – best practice

Prima di abbandonare la pagina, ricordarsi di cliccare su “Salva le modifiche”.

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Crawling Google: cos’è e come funziona https://www.vhosting.com/blog/crawling-google-cose-e-come-funziona/ Sat, 03 May 2025 16:15:47 +0000 https://www.vhosting.com/?p=20394 Crawling Google per l’indicizzazione: cos’è e come funziona

È una regola non scritta del web che ciò che resta invisibile ai motori di ricerca è destinato a non esistere. È in questo contesto che il concetto di crawling diventa fondamentale. Si tratta del processo attraverso cui Google e altri motori di ricerca esplorano i siti web per scoprirne, interpretarne e memorizzarne i contenuti. Quando il crawling non avviene correttamente, anche la pagina più curata rischia di restare nell’ombra.

Cos’è il crawling e perché è fondamentale per la SEO

Il crawling è il processo attraverso cui i motori di ricerca esplorano il web per raccogliere informazioni sulle pagine esistenti. Si tratta di un’attività automatica svolta da software chiamati crawler o spider, il più noto dei quali è Googlebot. Questi “agenti digitali” visitano un sito seguendo i link presenti all’interno delle pagine, raccogliendo codice e contenuti da analizzare in fase di indicizzazione.

Ridurre il crawling a una semplice scansione tecnica, però, sarebbe limitante. In realtà, funziona come un sistema di percezione automatica: ciò che viene rilevato diventa potenzialmente visibile nella ricerca, mentre ciò che non viene esplorato resta fuori dal radar degli utenti e dell’algoritmo di ranking.

Il crawling è, quindi, strettamente connesso con l’accessibilità e la struttura di un sito. Non basta pubblicare contenuti di qualità: se non vengono scansionati correttamente, non potranno offrire valore nel posizionamento organico. Ottimizzare l’esperienza del crawler significa, in termini pratici, garantire che ogni risorsa utile venga scoperta e analizzata nel minor tempo possibile.

Crawling Google: cos’è e come funziona

Come funziona il crawler di Google (Googlebot)

Googlebot non esplora il web seguendo un percorso delineato. Si comporta piuttosto come un organismo autonomo e intelligente che apprende, valuta, filtra e decide dove dirigere la propria attenzione. Senza un elenco predefinito di URL da visitare, il crawler costruisce la propria mappa digitale in tempo reale, partendo da fonti già note e sfruttando collegamenti interni ed esterni come indizi per scoprire nuovi contenuti.

Ogni volta che Googlebot incontra una pagina Web, ne esegue il rendering, simulando un browser moderno come Chrome. Ciò significa che non si limita a leggere codice HTML statico, ma elabora anche script, fogli di stile e contenuti generati dinamicamente via JavaScript. Una volta interpretato correttamente l’insieme degli elementi, decide se e come includere quella pagina nell’indice di Google.

Questo processo non si affida unicamente alla tecnologia, ma entra in gioco anche un sofisticato algoritmo che assegna priorità, valuta l’autorevolezza delle fonti, tiene conto della frequenza con cui i contenuti vengono aggiornati e stima il valore informativo di ogni risorsa. In pratica, Googlebot ottimizza costantemente la propria strategia di crawling per massimizzare il ritorno informativo con costi computazionali minimi.

Come Google trova (o non trova) le pagine

Ogni link è “una strada” che conduce il crawler da un contenuto all’altro. Senza collegamenti espliciti, una pagina può rimanere isolata come un’isola invisibile su una mappa. È proprio attraverso i link, interni ed esterni, che Googlebot scopre nuove risorse da esplorare. La struttura di un sito, con le sue connessioni gerarchiche e trasversali, influenza profondamente la capacità del crawler di navigare efficacemente tra le pagine.

I link interni funzionano come segnali che indicano quali contenuti sono prioritari. Collegare pagine nuove a sezioni autorevoli del sito — come la homepage o il blog principale — accelera la loro scoperta e ne favorisce la scansione. Una rete di navigazione ben costruita consente al crawler di risparmiare risorse, distribuendo il crawling in modo uniforme e ponderato.

I backlink, dal canto loro, amplificano l’autorità percepita e funzionano come “raccomandazioni” esterne. Quando un sito già noto a Google linka una nuova pagina, aumenta la probabilità che Googlebot vi faccia visita più rapidamente. Non tutti i link, però, hanno lo stesso valore: quelli dofollow trasmettono l’autorevolezza del dominio sorgente al contenuto di destinazione, rendendoli più rilevanti ai fini del crawling.

Anche la profondità di clic, ovvero la distanza di una pagina dalla homepage in termini di passaggi, è un parametro da considerare. Pagine “nascoste” a più di tre clic di distanza tendono a essere scansionate meno frequentemente e, in alcuni casi, ignorate. Più una pagina è facile da raggiungere, più è probabile che Google la consideri significativa.

Problemi comuni che bloccano il crawling e l’indicizzazione

Molti dei problemi che ostacolano il crawling non derivano da errori clamorosi, ma da sfumature tecniche trascurate. Quando il crawler di Google incontra barriere, anche invisibili, la scansione si interrompe, con conseguenze dirette sulla visibilità di un sito.

Uno dei limiti più frequenti è rappresentato da un codice troppo complesso o disordinato. Strutture HTML non ottimizzate o l’uso eccessivo di JavaScript possono rendere difficile, o addirittura impossibile, la corretta interpretazione dei contenuti da parte di Googlebot. Nei casi peggiori, la pagina viene letta come vuota, pur contenendo informazioni preziose. Il tempo di caricamento degli script, per esempio, è critico: se una risorsa impiega troppo a caricarsi, il crawler la salta.

Anche la gestione delle istruzioni di crawling può trasformarsi in un ostacolo. File robots.txt mal configurati, tag noindex inseriti per errore o direttive incoerenti nelle intestazioni HTTP sono piccoli elementi in grado di bloccare intere sezioni del sito. Si tratta infatti di segnali che disincentivano l’algoritmo dall’esplorare e indicizzare determinate pagine.

Un altro errore ricorrente è la presenza di contenuti duplicati generati automaticamente da sistemi di gestione degli URL dinamici, parametri di tracciamento o test A/B mal gestiti. In questi casi, Google finisce per perdere tempo prezioso esplorando più volte la stessa informazione con URL diverse, riducendo il budget di scansione disponibile per pagine realmente uniche.

Infine, esistono pagine del tutto invisibili al crawler, come quelle orfane — prive di link in ingresso — o protette da password. Anche se presenti nel sito, non hanno alcun punto di accesso dai percorsi tracciabili, e restano ai margini dell’indice.

Come controllare se Google sta veramente scansionando il tuo sito

La presenza in SERP non sempre coincide con un’efficace attività di crawling, dato che alcune pagine possono apparire nei risultati solo parzialmente, altre possono essere ignorate del tutto pur essendo teoricamente accessibili.

Il primo punto d’osservazione si trova all’interno di Google Search Console, dove strumenti come l’“Inspect URL” e i report sull’Indice forniscono dati sullo stato di scansione e indicizzazione delle pagine. Qui si può verificare se un contenuto è stato scansionato di recente, se contiene errori o se presenta avvisi che potrebbero comprometterne la visibilità.

Oltre alla console, i log del server rappresentano una fonte preziosa di verità. Analizzando i file di log si può determinare con precisione la frequenza e il comportamento del crawler: quali URL sono stati visitati, con che regolarità e in che momento. Questo tipo di analisi consente non solo di confermare la presenza di Googlebot, ma di intercettare eventuali anomalie come caricamenti ripetuti di pagine poco rilevanti o l’assenza di visite in aree strategiche del sito.

Il crawler agisce secondo logiche algoritmiche, ma anche il comportamento dei crawler può essere “letto” interpretando i dati nel tempo. Una scansione che si dirada progressivamente potrebbe essere il sintomo di un sito percepito come poco aggiornato o privo di valore aggiunto. Al contrario, un’intensa attività di crawling, distribuita con criterio, può essere un buon segnale della qualità tecnica e contenutistica del progetto.

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Strategie SEO per Magento: Ottimizzare il sito per i MdR https://www.vhosting.com/blog/strategie-seo-per-magento-ottimizzare-mdr/ Thu, 23 May 2024 10:40:23 +0000 https://www.vhosting.com/?p=16800 Strategie SEO per Magento

L’ottimizzazione per i motori di ricerca, così come per Joomla e WordPress,  è una pratica fondamentale non solo per blog e siti web, ma anche per gli eCommerce. Mettere online un negozio virtuale è infatti molto semplice – soprattutto se si utilizza un CMS come Magento -, ma, senza una buona strategia SEO alle spalle, difficilmente verrà trovato dai potenziali clienti.

In linea generale, le pratiche SEO per eCommerce sono le medesime di qualsiasi altra tipologia di spazio virtuale. Per posizionarsi bene in SERP, il negozio deve essere veloce, responsivo, accessibile, user friendly e semplice da navigare. Grande importanza rivestono la distribuzione delle parole chiave, gli URL, i tag META, la sitemap, le descrizioni dei prodotti, l’ottimizzazione delle immagini, nonché la corretta impostazione del file robot.txt e l’uso dei reindirizzamenti e dei dati strutturati.

Di seguito verranno fornite alcune utili informazioni per applicare le strategie SEO più efficaci agli eCommerce realizzati con Magento.

 

Strategie SEO per Magento: Ottimizzare il sito per i MdR

Implementare la velocità dell’eCommerce Magento

Poter contare su un negozio virtuale veloce e performante è essenziale per avere qualche chance in più di posizionarsi bene in SERP. Pagine lente ad aprirsi e caricarsi potrebbero infatti spingere i possibili acquirenti ad abbandonare il sito anzitempo e a rivolgersi alla concorrenza, facendo abbassare il ranking. I bot dei motori di ricerca, a loro volta, potrebbero, a causa di questi problemi, non riuscire a scansionare correttamente tutte le pagine.

Magento dispone di alcune funzioni integrate che consentono di bypassare questi problemi. In particolare, per rendere il caricamento delle pagine più veloce è possibile:

  • attivare la funzione Flat Catalog Category
  • unire i file Javascript e CSS
  • abilitare la Full Page Cache
  • attivare la compressione Gzip accedendo al file .htaccess e rimuovendo il commento di fianco a “enable resulting html compression”.

Per finire, al fine di non appesantire le pagine, è indispensabile caricare immagini leggere o compresse.

Rendere il negozio virtuale facilmente navigabile

La navigabilità è un requisito importante per qualsiasi tipologia di spazio virtuale, ma diventa davvero indispensabile quando si tratta di eCommerce. Il potenziale acquirente deve avere la possibilità di trovare il più facilmente possibile ciò di cui ha bisogno, senza dover perdere tempo a navigare tra decine e decine di pagine.

Per ottimizzare questo fattore, è opportuno creare categorie chiare e ben definite, e impostare dei filtri che aiutino gli utenti a trovare rapidamente ciò di cui hanno bisogno. Oltre a questo, può risultare utile attivare le breadcrumbs (su Magento, andare su “Configuration / General / Web / Default Page”) e creare una sitemap HTML. Questa seconda operazione potrebbe richiedere l’installazione di estensioni specifiche.

Magento e l’ottimizzazione degli URL

Tra le strategie SEO più efficaci da applicare agli eCommerce Magento rientra l’ottimizzazione degli URL. Questa, oltre a renderli più chiari e facili da memorizzare per gli utenti, evita un problema che, nei negozi virtuali, è molto comune e comporta non pochi problemi di indicizzazione e posizionamento: la presenza di pagine duplicate.

Le pagine duplicate non sono altro che le pagine dei prodotti inseriti in più categorie; se non si apportano le corrette modifiche – disabilitando la presenza della categoria negli URL e attivando i Canonical Link Meta Tag per categorie e prodotti – si finisce con l’avere singoli prodotti raggiungibili da più indirizzi. Queste pagine, venendo interpretate dai bot dei motori di ricerca come dei duplicati, sono causa di penalizzazioni.

Per rendere più user friendly gli URL dei negozi virtuali realizzati con Magento, attivare la funzione “Use Web Server Rewrites.

Creare Robot.txt e Sitemap XML

Due passaggi molto importanti per migliorare la SEO dell’eCommerce realizzato con Magento consistono nel creare e ottimizzare il file robot.txt e la sitemap XML.

Il primo è fondamentale per far sapere ai motori di ricerca quali pagine devono essere indicizzare e quali no. In rete è possibile trovare svariati esempi di robot.txt pensati per questo CMS.

La sitemap XML è invece un file contenente tutte le pagine presenti nel negozio virtuale e risulta utile per aiutare i bot a effettuare una scansione completa. Generare sitemap con Magento è piuttosto semplice, in quanto esiste una funzione integrata, accessibile dal percorso “Configurazione / Catalogo / Sitemap XML”.

Altre strategie SEO utili per gli eCommerce Magento

Oltre alle strategie SEO indicate sopra, per avere maggiori possibilità di posizionare bene un eCommerce Magento è necessario, in primo luogo, utilizzare in modo corretto le parole chiave. Queste dovrebbero essere inserite:

  • nell’url
  • nel nome del prodotto
  • nella descrizione del prodotto
  • nel nome del file dell’immagine principale.

Per quanto riguarda le immagini, molto importante – ai fini SEO, ma anche per aumentare l’accessibilità e l’usabilità dell’eCommerce – è anche la corretta impostazione dell’alt tag.

Tra le altre pratiche che possono aiutare a posizionare bene il negozio virtuale ricordiamo:

  • la creazione di descrizioni chiare e accattivanti per i prodotti
  • l’impostazione di meta tag per categorie e prodotti
  • l’uso dei dati strutturati
  • il corretto impiego dei reindirizzamenti 301 (permanente, utile ad esempio in caso di prodotti che non si ha più intenzione di vendere sul sito) e 302 (da utilizzare ad esempio per i prodotti o le offerte momentaneamente non disponibili).

Per finire, può risultare utile attuare una strategia di link building white hat, la quale consente di aumentare l’autorevolezza dell’eCommerce grazie ai link in entrata da siti di qualità e ben posizionati.

 

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Come ottimizzare Joomla per i motori di ricerca: strategie SEO efficaci https://www.vhosting.com/blog/come-ottimizzare-joomla-mdr-strategie-seo/ Mon, 13 May 2024 10:36:13 +0000 https://www.vhosting.com/?p=16703 Come ottimizzare Joomla per i motori di ricerca: strategie SEO efficaci

L’ottimizzazione per i motori di ricerca di un sito web realizzato con Joomla richiede sia passaggi specifici – strettamente legati al CMS, alle sue caratteristiche e agli strumenti da esso messi a disposizione – sia strategie generiche, comuni a qualsiasi tipo di sito o a tutti gli spazi virtuali realizzati tramite CMS. Tra le strategie specifiche rientrano la scelta di un tema SEO oriented e l’ottimizzazione degli URL, mentre tra quelle generiche è possibile includere, a titolo d’esempio, la scelta di un servizio di hosting performante, l’ottimizzazione dei contenuti, le strategie di Internal link e Link Building.

Per approfondire l’argomento SEO, conoscere le differenze tra SEO on-site, on-page e off-page, e quelle che differenziano le tecniche white hat dalle black hat, è possibile consultare questo articolo informativo. Di seguito verranno analizzate le strategie più efficaci da applicare ai siti realizzati con Joomla.

Come ottimizzare Joomla per i motori di ricerca: strategie SEO efficaci

Scegliere l’hosting giusto

La prima strategia da mettere in atto per aumentare le possibilità di ottenere dei buoni posizionamenti per un sito Joomla consiste nello scegliere un servizio hosting pensato per sostenere al meglio le funzionalità di questo CMS.

Per ottenere buoni risultati, è necessario optare per un servizio che garantisca:

  • ottima velocità di caricamento
  • scalabilità
  • bassi tempi di inattività.

Inoltre, per migliorare ulteriormente le prestazioni, è preferibile scegliere un servizio di cloud hosting pensato appositamente per Joomla; in questo modo si avrà la certezza di poter contare su aggiornamenti costanti e su un’infrastruttura adeguata, fattori essenziali in ottica SEO.

Individuare un tema ottimizzato per i motori di ricerca

Una strategia SEO per Joomla ben strutturata non può non tenere conto della scelta del tema. Questo, per favorire al massimo il posizionamento sui motori di ricerca, deve essere:

  • veloce e leggero
  • user friendly
  • accessibile
  • responsivo
  • caratterizzato da un codice pulito.

In questo articolo sono presentati i 5 migliori temi Joomla del 2024, ottimi per garantire allo spazio virtuale l’opportunità di posizionarsi bene sui motori di ricerca.

Rendere il sito Joomla ancora più veloce

La velocità di caricamento del sito web è un elemento fondamentale per la SEO. Un sito lento è spesso causa di rimbalzi, ossia di abbandoni prematuri della pagina visitata da parte degli utenti, i quali non hanno voglia di attenderne il caricamento e preferiscono cercare le informazioni di cui hanno bisogno altrove. Per questo motivo, i motori di ricerca premiano i siti veloci e tendono a relegare in posizioni inferiori quelli che si aprono troppo lentamente.

Per rendere ancora più veloce uno spazio virtuale realizzato con Joomla, oltre a scegliere l’hosting e il tema giusti, è possibile ricorrere ad alcune estensioni dedicate, pensate per minimizzare HTML, CSS e Javascript, unire i file, comprimere GZip di CSS e JS (JCH Optimize), caricare le immagini solo quando si trovano nell’area visualizzata dall’utente (JSLazyLoading), ottimizzare la gestione della cache. Quest’ultima operazione può essere effettuata sfruttando il plugin LiteSpeed Cache.

Come ottimizzare Joomla per i motori di ricerca: strategie SEO efficaci

Ottimizzare gli URL

Gli URL delle pagine del sito svolgono un ruolo molto importante nel posizionamento sui motori di ricerca. In ottica SEO, un URL davvero efficace dovrebbe essere:

  • breve, meglio se non superiore ai 60 caratteri
  • facile da ricordare
  • privi di parametri dinamici.

Inoltre, dovrebbero contenere la parola chiave principale utilizzata all’interno della pagina a cui rimandano.

Per quanto riguarda Joomla, gli url di default risultano piuttosto lunghi e sono caratterizzati dalla presenza di parametri dinamici. Per ottimizzarli, è possibile utilizzare il tool integrato, accessibile seguendo il percorso “Sistema / Configurazione globale”. Rimanendo nella scheda “Sito” e scorrendo la pagina verso il basso, si trova la scheda “Impostazioni SEO”. Qui è possibile:

  • rendere gli URL statici tramite la funzione “Attiva URL SEF” (la sigla SEF sta per “Search Engine Friendly”)
  • eliminare la scritta “index.php” attivando “Riscrivi URL SEF” e seguendo i passaggi indicati
  • aggiungere o eliminare l’estensione della pagina (“.html”) usando la funzione “Suffisso URL”
  • attivare la funzione “Alias Unicode”, utile se si utilizzano, nell’URL, set di caratteri di un altro codice linguistico.

Per ottimizzare ulteriormente gli URL dei siti Joomla è possibile accedere alla sezione “Sezione / Articoli / Integrazione” e attivare la funzione “Rimuovi ID dagli URL”.

Per avere a disposizione ulteriori funzioni, è possibile installare estensioni specifiche come Route 66.

Rendere la navigazione semplice

Tra le strategie SEO più efficaci, applicabili anche ai siti Joomla, rientra la creazione di una struttura di navigazione semplice, che aiuti tanto gli utenti quanto i bot dei motori di ricerca a orientarsi attraverso le pagine.

Per raggiungere questo risultato è necessario curare con attenzione i menu, facendo in modo che tutte le pagine siano raggiungibili con pochi click (meglio se non più di due) e che le singole voci permettano di capire chiaramente verso quali pagine conducono. Inoltre, è possibile installare un’estensione che consenta di generare Sitemap XML ottimizzate, fondamentali per favorire il lavoro di scansione del sito da parte dei motori di ricerca. Tra le più utilizzate rientrano OSMAp e JSitemap.

Ottimizzare gli articoli

Tra le pratiche SEO più note rientra quella che vede un attento lavoro di ottimizzazione dei contenuti.

Sebbene per Joomla non esistano, al momento, estensioni tipo Yoast di WordPress, plugin che riunisce tutte le funzioni fondamentali, ve ne sono numerose che permettono di ottimizzare elementi specifici. Inoltre, sono presenti numerose funzioni integrate, utili ad esempio per:

  • ottimizzare metadati e, in particolare le Meta Description e le Parole Chiave dei singoli articoli e delle categorie
  • associare alle pagine accessibili dalle voci menu meta title specifici
  • assegnare gli Alt Text alle immagini
  • decidere se la pagina deve essere sottoposta a indicizzazione oppure no
  • comunicare ai bot se seguire o meno i link in uscita presenti nella pagina.

Per quanto riguarda le funzioni che possono essere aggiunte ricorrendo a estensioni specifiche, è possibile ricordare:

  • la generazione automatica delle meta description e delle parole chiave
  • la creazione di tag title diversi dai titoli delle pagine
  • l’inserimento automatico di link interni 
  • il controllo della presenza delle parole chiave nel testo (PWT SEO)

e via dicendo.

Naturalmente, per ottenere un buon posizionamento SEO non è sufficiente appoggiarsi alle estensioni, ma è indispensabile creare contenuti di qualità, interessanti, utili, capaci di diversificarsi e di apportare nuovo valore al web, e che non vengano letti, dai motori di ricerca, come spam. Inoltre, è necessario seguire le regole SEO per la creazione dei contenuti, le quali richiedono di scrivere testi di facile consultazione attraverso:

  • la suddivisione in diversi paragrafi, identificati con i tag h1, h2, h3…
  • la presenza di elenchi puntati
  • le parole in evidenza
  • una lunghezza adeguata al contenuto
  • la presenza di un indice.

Utilizzare i reindirizzamenti

Questa guida alle strategie SEO più efficaci da applicare ai siti realizzati con Joomla termina con il suggerimento di utilizzare i reindirizzamenti 301 laddove si siano modificati gli URL di un sito o si sia effettuata una migrazione verso altro dominio, anche passando da WordPress a Joomla. Questo risulta fondamentale soprattutto quando la modifica è stata apportata a pagine o siti web già ben posizionati sui motori di ricerca. Grazie al reindirizzamento si eviterà infatti di perdere il vantaggio acquisito, mantenendo lo stesso ranking.

Ancora una volta, per effettuare il reindirizzamento è possibile ricorrere al componente integrato oppure a delle estensioni specifiche, come JRedirects.

 

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Cosa è il TTFB? Migliorare il Time To First Byte https://www.vhosting.com/blog/cosa-e-il-ttfb-migliorare-il-time-to-first-byte/ Thu, 02 Feb 2023 14:39:05 +0000 https://www.vhosting.com/?p=4750 Che cos’è il TTFB?

Un sito web, per essere davvero concorrenziale e portare risultati, deve essere innanzitutto veloce e performante. La velocità di caricamento evita che gli utenti perdano la pazienza e guardino altrove, cercando l’informazione o il prodotto di cui hanno bisogno sul sito di un competitor.

Cosa è il TTFB? Migliorare il Time To First Byte

Oltre ai Core Web Vitals, le tre metriche indicate da Google come le più importanti per ottenere un’esperienza utente ottimale e un buon posizionamento nella SERP, vi è un quarto parametro che riveste una grande importanza sotto questo punto di vista, in quanto può fornire un’idea immediata delle prestazioni del proprio sito web, nonché della qualità dell’hosting sul quale è ospitato: il TTFB.

TTFB: di cosa si tratta

Cosa è il TTFB? Migliorare il Time To First Byte

TTFB è l’acronimo di Time to the First Byte e indica il tempo intercorrente dal momento in cui l’utente invia dal proprio browser la richiesta per visualizzare un contenuto fino a quando il browser non riceve il primissimo segnale dal server. In parole più semplici, si tratta del tempo d’attesa richiesto per la ricezione dei primi dati.

L’arco temporale preso in considerazione per calcolare questo parametro, misurato in millisecondi, si conclude prima che il visitatore inizi a visualizzare gli elementi della pagina.

A livello tecnico, il TTFB si suddivide in tre step:

  • invio della richiesta da parte del client
  • elaborazione da parte del server
  • invio del primo byte dal server verso il client.

Ognuno di questi tre step è influenzato da fattori legati non solo al sito, ma anche agli strumenti a disposizione dell”utente e all’hosting server; per questo motivo.

Come migliorare il TTFB

Come si può intuire, se un utente naviga con una connessione lenta o poco stabile, oppure utilizzando un browser non aggiornato o un dispositivo lento, il TTFB risulterà, per lui, più lungo rispetto a come sarà per un utente che dispone di una connessione ultraveloce e dispositivi aggiornati e di ultima generazione.

Se su questi elementi non è possibile intervenire, si può comunque migliorare notevolmente il Time to First Byte ottimizzando il codice del sito e i contenuti multimediali, nonché scegliendo con attenzione l’hosting server. Quest’ultimo dovrà disporre di tecnologie e strumentazioni all’avanguardia, come servizi di caching e reti CDN, in grado di gestire al meglio i picchi di traffico e le richieste provenienti da client dislocati in differenti zone del globo.

TTFB e SEO

SEO e TTFB

L’ottimizzazione del Time to First Byte può apportare notevoli Plugin SEO per WordPress, in quanto, oltre a migliorare l’esperienza utente, facilita il lavoro dei bot dei motori di ricerca, velocizzando il processo di ricerca e analisi dei contenuti, nonché fornendo un dato semplice e immediato da rilevare e valutare.

Un TTFB ottimizzato permette di ottenere un ranking migliore, aiutando il sito web a posizionarsi ai primi posti della SERP e a farsi notare dagli utenti. In più, riducendo i tempi di attesa, limita il rischio di rimbalzo e, se associato a contenuti di qualità e a un’interfaccia use friendly, può aiutare a fidelizzare i visitatori e a ottenere conversioni.

Come deve essere un buon TTFB

Trattandosi di un tempo di attesa, il TTFB, per essere considerato buono, deve essere molto basso e rimanere almeno al di sotto della soglia dei 600 millisecondi.

Sebbene questa sia una regola generale, non è però universale, in quanto l’importanza di disporre di avere un TTFB molto basso varia in base alle caratteristiche del sito web. Per fare un esempio, un sito con molto contenuto in JavaScript, per risultare performante e garantire una buona user experience, richiederà un TTFB molto più breve rispetto a un altro basato esclusivamente su codice HTML, il quale potrà garantire in ogni caso un Largest Contentful Paint e un First Input Delay ridotti.

 

Alcune immagini sono state prelevate da web.dev

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ToC – Table of Contents https://www.vhosting.com/blog/toc-table-of-contents/ Sun, 11 Dec 2022 17:46:23 +0000 https://www.vhosting.com/?p=4652 ToC – Table of Contents

ToC - Table of contents

Ottimizzare i contenuti per fornire al proprio target di riferimento informazioni e risposte complete e facili da reperire è forse l’aspetto più importante da tenere presente quando si aggiungono pagine al proprio sito web o si redigono articoli per il blog aziendale.

Un visitatore soddisfatto, oltre a trascorrere del tempo sul sito web, tornerà a visitarlo con una certa frequenza, influenzando positivamente il posizionamento nei motori di ricerca. Questo significa che, creando contenuti utili, ricchi di informazioni, ben strutturati e facili da navigare, si assolvono due compiti fondamentali: soddisfare l’utente e migliorare il ranking del sito.

Gli elementi che possono migliorare l’esperienza utente sono numerosi, ma tra i tanti spicca, per rapidità di realizzazione e vantaggi offerti, il Table of Contents, ovvero la Tabella dei Contenuti, la quale può essere creata manualmente oppure, nel caso dei siti creati con WordPress, in modo automatico, attraverso l’utilizzo di plugin come Easy Content of Tablet.

Che cos’è il Table of Contents

La tabella dei contenuti altro non è che l’indice dell’articolo o della pagina in cui è inserita e, a seconda dei casi, può essere statica, ovvero non cliccabile, oppure dinamica, cioè in grado di posizionare l’utente nel punto della pagina in cui si trova il contenuto di suo interesse.

Questo secondo tipo di ToC, le cui singole voci corrispondono in genere ai titoletti dei paragrafi in cui è suddiviso l’articolo, è utile soprattutto in presenza di testi molto lunghi e complessi.

Quali funzioni svolge

Gli utenti del web hanno fretta di trovare ciò di cui hanno bisogno; per questo motivo è raro che si soffermino a leggere un testo dall’inizio alla fine. La modalità di fruizione degli articoli presenti su internet è molto soft e consiste in una scorsa rapida alla ricerca di informazioni ben precise.

Se la suddivisione del testo in paragrafi offre già un grande aiuto in questo senso, l’utilizzo di una tabella dei contenuti rende un servizio ancora maggiore. Questa consente infatti di individuare a colpo d’occhio il contenuto che si sta cercando e di raggiungerlo in un attimo grazie a un semplice clic, anche quando è incluso in un articolo composto da migliaia di parole.

Ricorrendo a un ToC si possono dunque migliorare:

  • la facilità, qualità e rapidità di navigazione
  • l’esperienza utente
  • l’usabilità del sito web o del blog.

Quando alla Tabella dei Contenuti si associano articoli di qualità che siano davvero in grado di fornire agli utenti le risposte di cui hanno bisogno, si possono ottenere numerosi vantaggi, tra cui minori rimbalzi, maggiore tempo di navigazione e più conversioni.

ToC come strategia SEO

L’utilizzo di Tabelle dei Contenuti rientra a tutti gli effetti tra le strategie SEO di più semplice implementazione, ma anche di maggiore efficacia.

Il miglioramento dell’esperienza utente, per quanto sia estremamente utile e importante, è solo il primo tra i tanti elementi che entra in gioco nell’ottimizzazione del contenuto per i motori di ricerca attraverso il ToC.

Tra gli altri vi sono:

  • maggiore facilità nel rilevamento dei contenuti per i bot dei motori di ricerca: non solo gli utenti, ma anche o crawlers, grazie alla presenza di un indice, riescono a interpretare meglio il contenuto della pagina e a indicizzarlo nel modo migliore;
  • più url indicizzati: grazie alla presenza di ancore interne che creano url distinti per ogni contenuto linkato nel ToC, si ha la possibilità di ottenere un numero maggiore di indicizzazioni nei motori di ricerca e, di conseguenza, maggiore visibilità;
  • aumento del CTR: questo acronimo indica la percentuale di click ricevuti su una pagina del sito. Grazie alla presenza di url secondari, è possibile ottenere un più alto numero di visite;
  • posizionamento per più parole chiave: l’inserimento di un sommario all’inizio dell’articolo permette ai bot dei motori di ricerca di rilevare non solo l’argomento principale, ma anche i sotto-argomenti trattati nei singoli paragrafi. Questo aiuta a posizionare i contenuti per un numero maggiore di parole chiave;
  • più informazioni circa le scelte di navigazione degli utenti e i contenuti che attirano maggiormente l’interesse: analizzando dati e statistiche di navigazione, si riesce a rilevare il numero di utenti che ha visitato direttamente una specifica sezione dell’articolo. Questo permette di capire meglio le necessità, gli interessi e le esigenze del target a cui ci si rivolge, e di trattare in modo più approfondito gli argomenti maggiormente ricercati e visitati.

Gli url generati tramite ToC possono inoltre essere utilizzati per implementare strategie di SEO off page consistenti in backlink che rimandino non alla pagina nel suo complesso, ma a una sua ben specifica sezione.

Generare un ToC con i plugin di WordPress

Creare un Table of Contents è davvero facile, ma lo diventa ancora di più per chi ha scelto di realizzare un sito web con WordPress.

In questo caso è infatti sufficiente installare uno dei numerosi plugin disponibili, per implementare in pochi istanti e in modo totalmente automatico ToC in tutti gli articoli e le pagine presenti sul sito.

ToC - Table of contents

Tra i più utilizzati rientra Easy Table of Contents, plugin con oltre 300.000 installazioni attive, il quale può essere installato direttamente dalla dashboard di WP.

Disponibile sia in versione free che premium, è estremamente intuitivo e non richiede particolari competenze per essere impostato.

La versione gratuita consente di decidere, tra le altre cose:

  • per quali elementi abilitare e rendere automatica la generazione della tabella dei contenuti
  • in quale punto della pagina posizionarla, ossia in alto o in basso, prima o dopo il titolo
  • il numero minimo di titoletti che devono essere presenti nella pagina per avviare la generazione automatica del ToC
  • l’etichetta da attribuire alla tabella
  • il simbolo o il numero da utilizzare per identificare le singole voci dell’elenco.

ToC - Table of contents

È inoltre possibile personalizzare l’aspetto dell’indice modificando il font e i colori, nonché selezionare alcune impostazioni avanzate come l’attivazione del ToC nella homepage, i titoli da includere e l’impostazione di un valore fisso per l’offset di scorrimento fluido, il quale evita sovrapposizioni tra l’indice e gli elementi fissi della pagina.

Tra gli altri plugin WP utili per la creazione di ToC automatici vi sono Table of Contents Plus, anch’esso disponibile in versione gratuita, e FixedToC, plugin a pagamento.

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Google Analytics by MonsterInsights https://www.vhosting.com/blog/google-analytics-by-monsterinsights/ Sat, 03 Dec 2022 17:52:48 +0000 https://www.vhosting.com/?p=4192 Google Analytics by MonsterInsights

Per migliorare un sito web, raggiungere nuovi visitatori, aumentare le vendite su un e-commerce, è fondamentale tenere sotto controllo dati e statistiche.

Sebbene non si tratti di un aspetto facile da gestire, in quanto richiede numerose competenze, è oggi possibile ricorrere ad alcuni strumenti che rendono il monitoraggio molto più semplice, immediato e alla portata di tutti.

Lo strumento più utilizzato per tenere sotto controllo l’andamento del sito web è Google Analytics, piattaforma che consente di monitorare tutti i dati relativi alle visite che il sito riceve e alle azioni compiute dagli utenti.

Chi ha scelto di realizzare il proprio spazio virtuale con WordPress, può trovare ulteriore aiuto in quei plug-in che consentono di connettere direttamente Google Analytics alla dashboard del sito, così da poter visualizzare e analizzare tutte le statistiche senza dover passare da uno spazio di amministrazione a un altro.

In questo ambito, il plug-in numero uno è MonsterInsights, facile da utilizzare, efficace, potente e completo.

Google Analytics by MonsterInsights

A che cosa serve Google Analytics

Google Analytics è lo strumento gratuito per webmaster che aiuta a monitorare quotidianamente l’andamento del sito, del blog o dell’e-commerce; a partire dai dati da esso forniti, l’utente esperto riesce a elaborare strategie volte a migliorare il rendimento dello spazio virtuale in base agli obiettivi stabiliti.

Le statistiche mostrano, oltre alle visite ricevute in un determinato arco di tempo, tanti altri dati utili, tra i quali:

  • il tempo trascorso sul sito dai singoli utenti
  • le pagine visitate
  • le parole chiave che hanno permesso di raggiungere il sito web
  • il numero di conversioni ottenute
  • i link che hanno ricevuto il maggior numero di click
  • le caratteristiche del pubblico.

Questa applicazione è molto potente, ma non particolarmente semplice da impostare, soprattutto per il neofita, il quale deve necessariamente ricorrere all’aiuto di personale esperto.

È qui che entra in gioco MonsterInsights.

Google Analytics by MonsterInsights: che cos’è

MonsterInsights è nato per semplificare e velocizzare l’impostazione e l’interpretazione dei dati di Google Analytics. Con oltre 3 milioni di installazioni attive e più di 2.000 votazioni da 5 stelle, questo software aiuta quotidianamente milioni di utenti a migliorare le proprie strategie senza dover accedere ogni volta al pannello di amministrazione di Analytics.

Il plugin è disponibile sia nella versione gratuita, la quale dispone di tutte le funzionalità essenziali per monitorare adeguatamente il sito, sia nella versione a pagamento, molto più completa e ricca di funzionalità, la quale consente, tra le altre cose, di ottenere il tracciamento dei dati dell’e-commerce, delle pubblicità, degli scroll delle pagine, nonché di dimensioni personalizzate, come quelle relative ai post o agli autori più popolari del sito.

Dopo l’installazione, l’utente può attivare in totale autonomia tutte le funzioni, anche quelle più complesse e avanzate, senza dover ricorrere all’aiuto di uno sviluppatore; questo consente anche ai meno esperti di iniziare in pochi minuti a monitorare le statistiche essenziali direttamente dal pannello di controllo di WordPress, sfruttando i report personalizzati.

Iniziare a usare Google Analytics by MonsterInsights

Chi ha già installato dei plugin sul proprio sito WordPress, di certo non avrà difficoltà a installare anche questo.

Il procedimento è davvero semplice, in quanto è sufficiente accedere alla dashboard di amministrazione, cliccare su “Plugin – Aggiungi nuovo” e digitare nella casella di ricerca “MonsterInsights”.

Fatto questo, basta cliccare su “Installa ora” e poi su “Attiva” per iniziare subito a lavorare con le statistiche del proprio spazio virtuale.

Le impostazioni iniziali

Dopo l’installazione, è necessario procedere con il settaggio delle impostazioni. Per venire incontro alle esigenze di un pubblico poco esperto, il team di MonsterInsights ha previsto la possibilità di seguire una procedura guidata, la quale aiuta ad attivare subito le funzionalità di cui si ha bisogno. In alternativa, si possono effettuare le stesse operazioni andando nella sezione “Settings”.

I passaggi essenziali da compiere per rendere attiva e personalizzare la ricezione e l’analisi dei dati sono i seguenti:

  • collegamento di MonsterInsights con l’account Google collegato ad Analytics: questo passaggio può essere effettuato solo se è già stato creato un profilo su Google Analytics. In caso contrario, l’utente dovrà prima creare un account sulla piattaforma e solo in un secondo momento potrà effettuare il collegamento;
  • API Measurement Protocol: questo codice consente di inviare i dati del sito a Google Analytics per ottenere report attendibili e aggiornati;
  • Events Tracking: grazie a questa impostazione, già attiva, è possibile tenere traccia di tutti i click ricevuti sul sito;
  • Enhanced Link Attribution: anche questa impostazione, fondamentale per ottenere statistiche relative ai click sui link presenti nelle singole pagine, è già attiva;
  • File Download Tracking: si tratta di una funzione molto utile per chi aggiunge al proprio sito file da scaricare, in quanto consente di attivare il tracciamento dei download di tutti i documenti salvati nelle estensioni indicate nella casella di testo;
  • Affiliate Link Tracking: chi utilizza link di affiliazione, può attivare da qui il tracciamento dei click, così da monitorarne l’andamento e apportare le dovute modifiche alla strategia di marketing utilizzata;
  • Who Can See Reports: se si desidera che i report di MonsterInsights vengano visualizzati, oltre che dall’amministratore del sito, anche da altri utenti, come gli editori o gli autori, è possibile aggiungerli utilizzando questa funzione;
  • Install Updates Automatically: permette di scegliere se ricevere o meno gli aggiornamenti del plugin in modo automatico.
  • L’attivazione delle funzioni principali

Google Analytics by MonsterInsights

Chi esegue la procedura guidata, a questo punto verrà indirizzato a una schermata in cui potrà abilitare o disabilitare le varie funzioni disponibili.

Tra le funzioni attivabili vi sono, oltre a quella fondamentale che consente di visualizzare le statistiche di Analytics direttamente nella dashboard di WordPress:

  • i report relativi ai click sui link
  • l’attivazione dei plugin All-In-One, utile per la SEO, e WPForm, per la creazione di moduli
  • il tracciamento dei dati dell’e-commerce
  • i report avanzati su parole chiave e dimensioni personalizzabili
  • il monitoraggio dei file multimediali
  • gli strumenti avanzati per la crescita del sito, come la creazione di URL intelligenti.

Escluse le prime due voci dell’elenco, tutte le altre sono disponibili esclusivamente nella versione Pro, ossia quella a pagamento.

Visualizzare le statistiche di Google Analytics by MonsterInsights

Accedendo alla schermata principale di MonsterInsights, l’utente può visualizzare immediatamente i report relativi all’attività sul proprio sito web.

A seconda delle funzioni attivate, avrà così la possibilità di tenere sotto controllo le visite al sito, i click su link e pagine, i download, le conversioni, ma anche i device più utilizzati dagli utenti, i Paesi dai quali si connettono, i referrals e altro ancora.

Grazie a questi dati, l’amministratore del sito capirà a colpo d’occhio quali argomenti e quali contenuti interessano maggiormente al target a cui si rivolge, e potrà migliorare i contenuti al fine di aumentare visite, permanenza sul sito, click e conversioni.

 

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Yoast SEO https://www.vhosting.com/blog/yoast-seo/ Thu, 01 Dec 2022 19:38:01 +0000 https://www.vhosting.com/?p=3926 Plugin SEO: Yoast SEO

Yoast SEO

Facile da usare e considerato uno dei migliori plugin SEO in circolazione, Yoast SEO aiuta i webmaster a tenere sotto controllo in modo rapido e senza perdite di tempo tutti gli elementi utili per migliorare posizionamento e leggibilità di pagine web, articoli e e-commerce.

Benché, come qualsiasi altro plugin dello stesso genere, non possa fare miracoli e non garantisca il posizionamento nella prima pagina della SERP, le numerose funzionalità che mette a disposizione rendono il lavoro di ottimizzazione molto semplice e alla portata di tutti.

Per ottenere buoni risultati, si dovranno naturalmente abbinare all’utilizzo di questo strumento un’attenta ricerca delle parole chiave, nonché la stesura di testi realmente utili, approfonditi e ben scritti, arricchiti da immagini o altri contenuti multimediali, che siano in grado di dare ancora più valore allo spazio web.

Che cos’è Yoast SEO

Yoast SEOIl plugin SEO Yoast è stato realizzato nel 2010 da Joost de Valk al fine di fornire a chi gestisce siti realizzati con WordPress uno strumento di facile utilizzo per l’ottimizzazione della SEO on-page.

Dall’anno del suo rilascio, è stato sottoposto a numerose migliorie e aggiornamenti, volti a mantenerlo sempre concorrenziale e al passo con la rapida evoluzione del web e degli algoritmi dei motori di ricerca. Con al suo attivo oltre 5 milioni di installazioni attive, è ad oggi il più utilizzato dagli utenti di WP, sia nella sua versione gratuita, efficiente e completa, sia in quella a pagamento, la quel mette a disposizione numerose funzioni aggiuntive.

Il grande successo che ha riscosso, anche grazie al competente team di professionisti che se ne occupa, ha portato alla nascita di versioni destinate ad altre piattaforme, come Drupal e Shopify.

Installazione e configurazione

Installare e configurare Yoast è molto semplice. Dopo aver effettuato l’accesso alla dashboard del proprio sito WordPress, non si deve fare altro che cliccare su “Plugin/Aggiungi nuovo”, inserire il nome del plugin nella casella di ricerca e fare click su “Installa adesso”.

In alternativa, se per qualsiasi motivo non si riesce a utilizzare questo metodo, è possibile scaricare il file dal sito ufficiale di wordpress.org e caricarlo sulla piattaforma utilizzando la voce “Carica plugin”.

Terminata l’installazione, la quale richiederà pochissimi minuti, si potrà procedere con la configurazione guidata, la quale permetterà di rendere subito attiva la versione free di Yoast impostando correttamente parametri e funzionalità di base. In particolare si potrà indicare:

  • se il sito è già online, ovvero indicizzabile, o in fase di sviluppo, dunque non ancora indicizzabile
  • la tipologia di sito, ovvero se si tratta di un e-commerce, un blog, un portfolio o altro ancora
  • chi rappresenta il sito, se una persona o un’organizzazione; in questa pagina si potranno inserire il nome del soggetto, un’immagine e i collegamenti alle pagine social
  • quali contenuti si desidera indicizzare e quali no
  • l’eventuale presenza di più autori che si occupano della redazione dei contenuti; nel caso in cui l’autore fosse uno solo, Yoast, al fine di evitare l’indicizzazione di contenuti duplicati, sceglierebbe in automatico di non indicizzare l’archivio autore, in quanto sarebbe identico alla lista degli articoli del blog
  • il codice di autorizzazione per collegare immediatamente il sito web a Google Search Console
  • il modo in cui si intende visualizzare il titolo del sito o dei post sui motori di ricerca.

Terminata la configurazione di base, si potrà iniziare immediatamente a utilizzare Yoast per migliorare e ottimizzare i propri contenuti, oppure si potrà decidere di visualizzare e modificare le impostazioni avanzate.

Il pannello di controllo di Yoast

Yoast SEO

Gli utenti più esperti che desiderano personalizzare ogni aspetto del plugin, possono accedere a una vasta gamma di impostazioni, disponibili nella barra laterale della dashboard di WordPress.

Facendo click su “Yoast SEO”, si accederà alle impostazioni generali, partendo dalla scheda Bacheca, la quale consente di tenere sotto controllo e risolvere immediatamente eventuali problemi legati alla SEO del sito.

Molto utile risulta la scheda Funzionalità, attraverso la quale è possibile attivare o disattivare i vari tipi di analisi disponibili nel Meta Box che il plugin include nell’editor di WordPress e del quale parleremo a breve. Tramite questa scheda è inoltre possibile attivare o disattivare, tra le altre cose, la creazione automatica della sitemap XML, la barra di amministrazione e il tracciamento d’uso.

Tramite la scheda Strumenti per Webmaster, gli utenti possono inserire i codici di verifica per collegare i principali Webmaster Tools come Bing e il già citato Google Search Console.

Le opzioni per personalizzare i crowl sono disponibili solo per gli utenti premium.

Altre impostazioni

Tra le altre impostazioni disponibili troviamo quelle relative all’aspetto della ricerca, accessibili facendo click sull’omonima voce di menù.

Tra le varie schede, le più utili risultano essere “Tipi di contenuto” e “Tassonomie”, le quali permettono di scegliere quali contenuti mostrare nei risultati di ricerca e di impostare le variabili per la creazione automatica di Titoli SEO e Meta Description. Per Articoli e Pagine è possibile scegliere anche delle impostazioni generali per il Markup Schema.

La scheda “Media” permette di indirizzare gli url di eventuali file direttamente all’allegato, così da consentire il download immediato, mentre “Breadcrumb” consente di personalizzare la visualizzazione del percorso di navigazione all’interno delle singole pagine.

Altre funzioni e impostazioni raggiungibili dal pannello di controllo di Yoast, in particolare dalla voce di menu “Strumenti”, sono:

  • importa e esporta: utile per importare i dati da altri plugin SEO installati prima di Yoast
  • modifica file: permette di modificare i file robot.txt e .htaccess
  • editor di massa: per modificare rapidamente tutti i metadati delle pagine e degli articoli.

Molto utili anche l’ottimizzazione dei contenuti per i social e la scheda per l’integrazione di Yoast con i principali plugin con i quali risulta compatibile.

Ottimizzare i contenuti con Yoast: il Meta Box

Yoast mette a disposizione un utile strumento per l’ottimizzazione immediata dei contenuti, sia per i motori di ricerca che per gli utenti.

All’interno dell’editor è presente un Box, visualizzabile sia nella parte inferiore della pagina, sia a destra della schermata, il quale permette di individuare immediatamente, grazie al sistema dei semafori, quali aspetti del contenuto inserito sono da migliorare e quali invece, secondo le regole SEO di Yoast, sono già perfetti o almeno sufficienti.

I primi vengono identificati con il semaforo rosso, mentre gli altri sono accompagnati dal semaforo verde o da quello arancione.

L’analisi SEO tiene conto della parola chiave inserita o, nel caso in cui si utilizzi la versione premium, di più parole chiave, valutandone la distribuzione nel testo e la presenza nei punti più importanti; tra gli altri aspetti valutati vi sono i link, interni ed esterni, e la lunghezza di testo, titolo SEO e Meta Description.

L’analisi di leggibilità valuta invece fattori come la lunghezza delle frasi e dei paragrafi, le parole di transizione, le forme passive dei verbi e la distribuzione dei sottotitoli.

Naturalmente avere tutti semafori verdi non significa aver scritto un testo perfetto, il quale andrà a posizionarsi con certezza in testa alla SERP, ma può fornire un ottimo inizio per migliorare il contenuto e renderlo maggiormente fruibile tanto per gli utenti quanto per i bot dei motori di ricerca.

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