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Hreflang: cos’è, a cosa serve e come si mette
Chi ha un sito web tradotto in più lingue, probabilmente si starà chiedendo come fa Google a capire quale versione mostrare a un utente spagnolo e quale a un utente italiano. La risposta è nell’hreflang, cioè un piccolo ma potente frammento di codice. In questo articolo scopriremo come funziona l’href lang e come utilizzarlo nel modo corretto.
Cos’è l’hreflang e a cosa serve
Per utilizzare una semplice metafora, possiamo pensare a questo frammento di codice come un vigile urbano posizionato all’ingresso di un sito web, che guarda da dove proviene un utente e che lingua parla, così da indirizzarlo verso la strada giusta.
Ragionando in termini più tecnici, l’hreflang è un attributo HTML che serve a comunicare ai motori di ricerca in che lingua è scritta una pagina specifica e a quale area geografica è destinata.
Il suo compito è quindi garantire che l’utente trovi sempre i contenuti nella sua lingua madre, o comunque nella versione più adatta al suo paese. Prendiamo come esempio un e-commerce che vende scarpe e che ha una pagina in italiano e una in spagnolo. Se l’utente sta cercando da Madrid, l’hreflang comunica a Google di mostrare la pagina in spagnolo, non quella in italiano. In questo modo i motori di ricerca non devono tirare a indovinare e possono offrire un servizio estremamente efficiente.

Come funziona il tag hreflang nei siti multilingua
Il funzionamento dei tag hreflag si basa su un sistema di etichette molto preciso, composto da due parti: il codice della lingua e, opzionalmente, il codice del paese.
Il codice della lingua usa il formato standard ISO 639-1 (ad esempio “it” per italiano, “en” per inglese, “es” per spagnolo). Il codice del paese usa il formato ISO 3166-1 Alpha 2 (ad esempio “IT” per Italia, “US” per gli Stati Uniti e “BG” per la Gran Bretagna).
Questo è fondamentale nei siti multilingua, poiché la lingua da sola a volte non basta. Ad esempio l’inglese parlato negli Stati Uniti è diverso da quello parlato nel Regno Unito, così come i prezzi saranno in dollari nel primo caso e in sterline nel secondo. Usando l’hreflag, si può quindi creare una regola che dice:
- en-US: per chi parla inglese negli Stati Uniti;
- en-GB: per chi parla inglese nel Regno Unito.
Tuttavia, affinché tutto funzioni correttamente, bisogna rispettare la cosiddetta regola della bidirezionalità. Se la pagina in italiano punta a quella in inglese tramite l’hreflag, allora anche la pagina inglese deve necessariamente puntare a quella italiana. Se questo legame si spezza, Google ignorerà questa istruzione, considerandola un errore.
Esempio di tag hreflang nel codice HTML
Il funzionamento in Google dell’hreflang è molto più semplice di quanto possa sembrare. Ipotizziamo di avere una pagina di benvenuto disponibile in tre versioni: italiano, inglese (per il Regno Unito) e spagnolo. Nella sezione <head> del sito, comparirà un codice simile a questo:
<link rel= "alternate" hreflang="it-IT" href="https://www.tuosito.com/it/benvenuto" /> <link rel="alternate" hreflang="en-GB" href="https://www.tuosito.com/en-gb/welcome" /> <link rel="alternate" hreflang="es-ES" href="https://www.tuosito.com/es/bienvenido" />
Ecco l’analisi del codice:
- link rel=“alternate”: la pagina indicata nel link è una versione “alternativa” di quella che si sta visitando;
- hreflang=“it-IT”: specifica la lingua (italiano) e il paese (Italia);
- href=“…”: è l’indirizzo url esatto dove si trova quella specifica versione tradotta.
Tutte le pagine coinvolte devono contenere questo stesso identico blocco di codice.
Quando usare hreflang=”x-default”
Cosa succede invece se un utente si collega dalla Germania, dall’India o dal Giappone e il proprio sito è tradotto solo in italiano, inglese o spagnolo? In questo caso entra in gioco l’attributo speciale hreflang=x-default.
Questo parametro indica la pagina di “ripiego”, ossia una versione predefinita del proprio sito che deve essere mostrata a quegli utenti per i quali non esiste una lingua o un’area geografica specifica.
Solitamente la pagina x-default è in lingua inglese, oppure una pagina dove l’utente può selezionare manualmente la lingua che desidera da un menu a tendina. Aggiungerlo è facilissimo, basta inserire una riga extra al blocco di codice visto prima:
<link rel="alternate" hreflang="x-default" href="https://www.tuosito.com/en-gb/welcome" />
In questo modo si detta una regola chiara a Google: “Se non sai quale lingua scegliere, manda tutti qui”.
Perché l’hreflang è importante per la SEO internazionale
In ottica SEO l’hreflang gioca un ruolo vitale per il posizionamento nei motori di ricerca esteri.
Per prima cosa risolve il problema dei contenuti duplicati. Tornando all’esempio dell’inglese per americani e britannici, le due pagine avranno testi quasi identici. Senza l’hreflang, Google potrebbe pensare che il titolare del sito stia copiando i suoi stessi contenuti per ingannare l’algoritmo e quindi penalizzarlo.
C’è poi da considerare l’esperienza utente. Un visitatore che, dopo essere atterrato su un sito, lo trova nella sua lingua madre, con la valuta del suo paese e i termini culturali corretti, sarà molto più propenso a rimanerci e tornarci. Analizzando i comportamenti degli utenti con una heat map, risulta più facile capire come le persone tendono a cliccare e a interagire di più sulle pagine localizzate correttamente, riducendo la frequenza di rimbalzo.
Dove inserire il tag hreflang e come implementarlo
Ci sono tre opzioni per inserire le righe di codice, ma bisogna usarne sempre e solo una per evitare conflitti:
- Nell’intestazione HTML (sezione <head>): è il metodo più comune e semplice, perfetto per i siti di piccole dimensioni.
- Nella Sitemap XML: l’opzione ideale per grandi portali o e-commerce con migliaia di pagine. Invece di appesantire ogni singola pagina, tutte le regole vengono racchiuse in un unico file, mantenendo il sito veloce.
- Nell’intestazione HTTP: usato per file che non sono pagine web, quindi privi di HTML, come i documenti PDF.
Come aggiungere l’hreflang su WordPress
Per aggiungere l’hreflang su WordPress, non c’è bisogno di toccare il codice manualmente. La soluzione più comoda è affidarsi a un plugin per il multilinguismo come WPML o Polylang. Quando si traducono le pagine con questi strumenti, il plugin collega le varie versioni e genera automaticamente i tag hreflang perfetti dietro le quinte.
In alternativa, ci sono estensioni SEO come Yoast SEO e Rank Math che offrono campi specifici nell’editor per inserire facilmente l’url nella lingua alternativa. Bastano pochi clic per rendere il proprio sito internazionale e fruibile per un pubblico globale.



